Capsulite adesiva (frozen shoulder)

La «spalla congelata».

Definizione

È una condizione infiammatoria che causa dolore e rigidità della spalla. Si diagnostica quando il movimento passivo è molto limitato in tutte le direzioni e la radiografia non mostra altre anomalie importanti.

Epidemiologia

Interessa circa il 2-5% della popolazione, comincia in genere intorno ai 55 anni ed è un po' più frequente nelle donne (circa 1,4 a 1). Il diabete aumenta il rischio, e una maggiore durata del diabete si associa a una risposta peggiore alle cure.

Eziologia e fattori di rischio

Forma primaria (idiopatica, a esordio graduale): associata a diabete, malattie della tiroide, alcuni farmaci, trigliceridi alti e spondilosi cervicale. Forma secondaria: dopo trauma, lesioni della cuffia, fratture, interventi o immobilizzazione prolungata.

Manifestazioni cliniche

Dolore diffuso, spesso peggiore di notte, seguito da una rigidità progressiva. Si distinguono tre fasi: dolorosa (circa 2-9 mesi), di rigidità («congelata», circa 4-12 mesi), in cui il dolore cala ma il movimento si riduce in tutti i piani, e di risoluzione («scongelamento»), in cui il movimento torna gradualmente e il recupero completo può richiedere 12-24 mesi.

Nei casi gravi si può perdere l'oscillazione del braccio durante il cammino.

Diagnosi e diagnosi differenziale

La diagnosi è soprattutto clinica. Il medico trova una riduzione del movimento sia attivo sia passivo, con perdita che segue di solito un ordine: prima la rotazione esterna, poi l'abduzione, la rotazione interna e la flessione in avanti. L'esame neurologico resta normale.

L'imaging non è di routine: la radiografia serve se si sospetta un'altra diagnosi o una frattura; la risonanza può mostrare alterazioni (capsula ispessita, sinovite) ma non specifiche. Un'infiltrazione di anestetico sotto l'acromion aiuta a distinguere: nella capsulite il movimento resta limitato, nelle patologie sottoacromiali spesso migliora.

Diagnosi differenziale. Radicolopatia cervicale, artrosi acromion-claveare, tendinopatia del bicipite, artrosi gleno-omerale, frattura, tendinopatia calcifica, tumori, polimialgia reumatica, conflitto sottoacromiale.

Trattamento

Fisioterapia. Esercizi dolci di movimento, stretching e rinforzo graduale aiutano; una riabilitazione troppo energica può peggiorare i sintomi. Le prove sono limitate.

Cortisone. Per bocca dà un sollievo di poche settimane, con effetti collaterali importanti. In infiltrazione dentro l'articolazione migliora dolore, funzione e movimento, e funziona meglio se fatto presto; si può ripetere.

Idrodilatazione. Si inietta soluzione salina con cortisone nella capsula per stirarla; i benefici a breve termine sono simili a quelli della sola infiltrazione di cortisone.

Procedure invasive. La manipolazione in anestesia è riservata ai casi che non rispondono, con rischio di frattura dell'omero. Il rilascio capsulare artroscopico si valuta se non c'è miglioramento dopo 10-12 mesi circa di cure conservative.

Decorso. È di solito una condizione che si risolve da sola, con recupero spontaneo in circa 18-30 mesi. Nel 10-20% circa dei casi resta una disabilità a lungo termine, e in una quota più ampia (30-60%) persistono alcuni sintomi.

Quando rivolgersi al medico

Rivolgiti al medico se:

Riferimenti

  1. StatPearls, Adhesive Capsulitis (pagina consultata).

Scheda in revisione: le percentuali e le durate sono quelle della fonte, da verificare con la bibliografia primaria.

Avvertenza. Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono la visita medica. In caso di dubbi o sintomi rivolgiti al tuo medico; in caso di emergenza chiama il 112.